Avv. Giuseppe Maria GiovanelliBravo e competente, dopo diverse esperienze nel diritto commerciale e industriale e nella legislazione alimentare, si sta imponendo come uno dei maggiori esperti legali di privacy, tutela dei propri diritti online e GDPR.

Stiamo parlando di Giuseppe Maria Giovanelli, avvocato del Foro di Roma che vanta diverse esperienze anche nel campo dell`internazionalizzazione d`impresa. Abbiamo voluto intervistarlo proprio partendo da quest`ultimo tema, ecco cosa ci ha risposto:

 

Salve Giuseppe, ti va di parlarci dei percorsi di crescita e internazionalizzazione delle imprese?

I dati sulla attrattività del Made in Italy evidenziano la grande richiesta di Italia nel mondo. Un dato ci può aiutare a comprendere sia il potenziale di crescita sia le criticità. Ad esempio, dal 2004 al 2014 nel comparto agroalimentare si è registrata una crescita del 180% dell’Italian Sounding mentre la crescita dell’export del vero Made in Italy si è attestata al 79%. E’ concreta la crescita del prodotto agroalimentare italiano ma è ancora più grande quella della contraffazione dei nostri prodotti.
È ragionevole supporre che questa criticità trovi i suoi motivi nell’interesse diffuso verso tutto il nostro Made in Italy. Ciò nonostante, i limiti organizzativi e strategici – in una sola parola di competitività – che caratterizzano le nostre PMI rappresentano un elemento da valutare con attenzione perché da questo gap deriva l’incapacità di soddisfare la domanda estera con i nostri prodotti, lasciando così campo libero alla contraffazione.

 

Come superare a tuo parere questi limiti?

Ad esempio, valorizzando il prodotto ed il know how proprio del nostro sistema produttivo, capace di produrre bellezza e qualità. Non vanno però nascoste le difficoltà. Innanzitutto la scarsa dimestichezza delle aziende con gli strumenti di proprietà intellettuale, ai quali dovrebbero ricorrere e nei quali dovrebbero investire poiché, se adeguatamente valorizzati, rappresentano asset aziendali molto importanti, anche in un’ottica di tutela preventiva. Altra criticità è la ridotta dimensione delle aziende. Per superare tale gap andrebbero utilizzate forme di aggregazione, come il contratto di rete, anche per il perseguimento di un solo specifico obiettivo, come ad esempio la partecipazione ad una fiera così da abbattere i costi o per il raggiungimento di obiettivi più complessi. Peraltro, il contratto di rete permette alle aziende partecipanti di mantenere la propria identità.

 

In questi anni il Made in Italy sembra trovare le sue principali attrazioni nell’agroalimentare e nella moda. Cosa si potrebbe fare nel settore agroalimentare per valorizzare il prodotto?

La globalizzazione dei mercati, anche nel settore agroalimentare, ha scatenato la competizione basata sui prezzi, determinando per le PMI la necessità di ricercare nella differenza del prodotto la base per il conseguimento di un vantaggio competitivo.
Le situazioni possono essere diverse ma tutte devono puntare sulla qualità del prodotto. Proviamo a distinguere. A seguito della definizione della politica dell’Unione Europea tesa a valorizzare la qualità dei prodotti agroalimentari con la PAC a fine anni ottanta, vi è stato un notevole aumento di prodotti a marchio DOP o IGP. Questi marchi in genere sono visti con favore sia dal pubblico dei consumatori sia dalle aziende (le quali con apposite politiche di marketing possono valorizzare la tipicità della produzione) perché la tutela della produzione tipica dà luogo ad un sistema di certificazione che mira a creare valore sia per i consumatori, che hanno la possibilità di disporre di una informazione “chiara e succinta” sull’origine geografica e sulla qualità del prodotto, sia per i produttori, che vengono tutelati rispetto a utilizzi indebiti dei marchi Dop e Igp.
Anche per le aziende che non fanno parte dei consorzi preposti alla tutela di una denominazione la qualità del prodotto è fondamentale. Tuttavia, queste aziende – con un mercato prettamente locale o domestico – non riescono a valorizzare in modo adeguato la produzione, ad esempio con l’adozione di un marchio, quale strumento capace di veicolare il prodotto o valorizzare – in una visione strategica diversa e nuova, anche di medio periodo – prodotti di qualità e di fattura artigianale legati ad un territorio; finalità questa da perseguire con l’adozione e registrazione di un marchio collettivo, destinato a garantire l’origine geografica, la provenienza e la qualità dei prodotti contrassegnati; che il titolare del m.c. ha la facoltà di concedere in uso a produttori o commercianti (art.11 CPI) dei predetti.

 

Last but not least, nel Dicembre 2016 è entrata in vigore l’ultima parte del Regolamento UE n.1169/2011. Un salto in avanti per la trasparenza del contenuto dei prodotti verso i consumatori ma anche per le aziende che hanno la possibilità di far emergere le caratteristiche della loro produzione.

In generale, è difficile trovare un`azienda che valorizza il prodotto attraverso la comunicazione. Essa, infatti, non sfrutta le possibilità offerte dalle novità legislative in tema di etichettatura degli alimenti contenute nel Regolamento comunitario n.1169/2011 (entrato definitivamente in vigore a dicembre 2016) poiché tutto ciò viene percepito come l’ennesimo adempimento burocratico e non come l’opportunità da cogliere per pensare ad una forma di comunicazione “implementata”, che sarebbe di grande impatto per i consumatori.
La disciplina contenuta nel Regolamento dell’Unione appena menzionato ha la funzione di stabilire il contenuto obbligatorio dell’etichetta, con le informazioni sugli allergeni e sul valore nutrizionale, sul produttore, sul venditore, l’importatore e le condizioni di conservazione. Se ne ricava che la sola disciplina sul contenuto obbligatorio dell’etichetta non permette di veicolare adeguatamente le notizie che rendono specifico un prodotto alimentare, le cui caratteristiche organolettiche possono essere caratterizzate dal legame con il territorio o dalla fattura artigianale o dalla qualità degli ingredienti. Più utile sarebbe allora valorizzare un prodotto agroalimentare attraverso informazioni (lecite e veritiere) con benefici sia in termini concorrenziali per distinguersi dai propri competitors sia verso il consumatore in ordine alle reali specificità del prodotto. Oggi il consumatore merita una particolare attenzione per il grande cambiamento compiuto in questi anni: egli mostra una maggiore attenzione all’alimentazione, intesa come riscoperta delle tradizioni e dei sapori, associati all’idea di benessere e di qualità, così da renderlo consapevole ed attento, maturo verso le tematiche nutrizionali o l’acquisto di prodotti tipici. Né vanno trascurati i prodotti alimentari destinati ai bambini, con le loro regole ad hoc per pubblicizzarli.
I motivi sopra citati rendono di immediata percezione l’importanza di comunicare le caratteristiche di un prodotto. Ad esempio, comunicare il luogo di produzione (sempre in modo lecito e veritiero per non ricadere nella pubblicità ingannevole) è un modo per far sapere al consumatore che il Made in Italy, evocato in etichetta, è autentico e non solo sbandierato.
Questi accorgimenti, insieme ad una attenta valorizzazione degli asset di proprietà intellettuale, creano i presupposti per un futuro corretto approccio ad un mercato internazionale, al quale spesso le PMI si presentano senza essere preparate.

«